CBD e sport: che relazione esiste?
Di cannabis legale se ne parla sempre più spesso, ma quello che in pochi sanno è che il suo principio attivo, ovvero il CBD, cammini di pari passo anche con lo sport.
Si tratta di un connubio che incuriosisce molto anche perchè l'utilizzo di CBD negli ultimi tempi sta diffondendosi "a macchia d’olio". Quello che sorge spontaneo domandarsi è pertanto se esista o meno una relazione intercorrente tra l’attività fisica e la cannabis light (che contiene appunto CBD). Andiamo a sviscerare l'argomento con gli esperti del settore, gli amici di Passione CBD.
Sistema endocannabinoide e sport

Ormai è un dato di fatto che lo sport faccia bene al corpo e alla mente, prevenendo stress, diabete, malattie cardiovascolari e obesità. A rendere salutare lo sport non è solo la produzione di endorfine, ormoni che danno un senso di leggerezza e appagamento dopo l’allenamento, ma anche il fatto che venga messo in moto il sistema endocannabinoide, un sistema biologico di comunicazione tra le cellule, che aiuta a regolare gran parte della funzioni vitali.
Uno studio del 2003 condotto dalla Washington University ha spiegato come lo sport attivi il predetto sistema (presente già nel nostro organismo) nello stesso identico modo di come farebbe il CBD se assunto per via orale (o comunque esternamente).
Il sistema di cui stiamo parlando, altri non è che una combo di lipidi e recettori delle cellule, grazie alla quale l’organismo assorbe i cannabinoidi contenuti nella cannabis. Così facendo si avverte meno dolore, si controlla l’appetito, si influenza la memoria e l’umore positivamente.
Il nostro corpo insomma produce cannabinoidi spontaneamente quando si fa sport: più ci si allena, e maggiore sarà a mole di cannabinoidi in circolo nel nostro organismo.
Da questa correlazione tra sport e CBD, ne consegue che uno sportivo che assume moderatamente cannabis light favorisce la tenuta durante l’allenamento.
Le proprietà antinfiammatorie del CBD

La scienza ha dimostrato anche che il CBD faccia bene al nostro organismo per le sue proprietà antinfiammatorie. Per cui, coloro che fanno sport e assumono regolarmente cannabis light, sono meno soggetti a soffrire di infiammazioni ossee o muscolari, e al contempo sono soggette ad un processo di guarigione molto più celere.
Fungendo poi da integratore naturale, il CBD va ad agire sull’organismo dello sportivo, veicolando le sue reazioni all’attività attraverso i recettori del nostro sistema endocannabinoide.
Il CBD come analgesico

La cannabis light viene considerata un ottimo analgesico naturale, tanto che spesso viene assunta da soggetti che soffrono di malattie o dolori cronici. Nel caso di coloro che fanno attività fisica regolarmente (sia a livello agonistico che non), assumere CBD, sia tramite cannabis light sia mediante olio di CBD (vedi miglior olio CBD su questo sito) vuol dire andare a lenire i dolori e i malesseri generali provocati da traumi sportivi, frequenti in discipline come il rugby o il football americano.
Inoltre, e si tratta di una considerazione di cui bisogna sempre tenere conto, la cannabis light agisce anche sugli stati d’ansia e dunque favorisce il benessere mentale.
Per coloro che devono affrontare una disputa o una partita o semplicemente hanno bisogno di rimanere concentrati, il CBD è perfetto per affrontare tutto con il giusto spirito.
CBD e sport per la legge
Una parentesi va tuttavia aperta e chiusa inerentemente al consenso legale che le federazioni sportive riconoscono e non in merito all’uso di CBD tra gli sportivi.
Devi infatti tenere conto che prima del 2004, ai sensi delle normative vigenti in materia antidoping (e prima che entrasse in vigore il cosiddetto Codice mondiale antidoping) la cannabis era vietata tra gli sportivi.
Con il tempo, soprattutto da quando abbiamo cominciato a sentire parlare di cannabis leggera, l’approccio ai cannabinoidi è cambiato, e anche in seno alle federazioni sportive hanno cominciato a chiedersi se davvero il CBD potesse essere considerato una sostanza negativa per l’atleta.
Fino ad allora infatti si temeva che la cannabis potesse essere causa di una possibile alterazione della percezione spazio - tempo, con relative conseguenze negative durante l’attività sportiva.
Nel 2002, durante un controllo agli sportivi da parte del Comitato olimpico internazionale francese (IOC), molti test sono risultati positivi ai cannabinoidi. Questo fu un ottimo spunto di riflessione per valutare positivamente il legame sussistente tra il livello di competitività negli sport e l'uso della cannabis.
Potremmo elencare nomi di atleti di un certo calibro (si pensi all’ex quarterback della NFL Jake Plummer, al campione olimpico di snowboard RossRebagliati al maratoneta Avery Collins) che hanno dichiarato di assumere CBD per le dispute sportive per migliorare le proprie prestazione.
In vista di quanto, il CBD è stato abolito dall’elenco delle sostanze stupefacenti bandite dalle federazioni sportive: nel 2013, l’Agenzia Mondiale anti doping (WADA), ha innalzato il livello di tolleranza ai principi attivi di cannabis riscontrabili in un atleta, da 15 nanogrammi per ml è stato innalzato fino a 150 nanogrammi per ml. Finalmente nel 2018 ha rimosso il cannabidiolo (CBD) dalla lista delle sostanze proibite aprendo nuove opportunità per gli atleti.
A ben vedere c’è stato un impegno concreto anche dalle istituzioni sportive che hannotenuto conto del crescente utilizzo del CBD tra gli atleti e hanno reso più flessibile l’uso della cannabis. In questo modo anche nel prossimo futuro, la dicotomia 'Cannabis e Sport' diverrà sempre più importante e meritevole di attenzione.
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